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Io vedo mio padre.

Mio padre povero e migrante.
Mio padre umiliato.
Mio padre solo.
Che gode di un invito a pranzo la domenica in terra straniera.

Vedo i suoi occhi negli occhi degli uomini e delle donne
che stremati arrivano su barche che vanno a pezzi,
lo scorgo in quell’ondeggiare,
in quello sporgersi verso terra,
in quell’attendere di arrivare.

Lo vedo nella loro pelle che si tende di acqua,
nelle mani che cercano bramose,
nella pance vuote da far male.
La disperazione che spinge il passo altrove.

Io sento la sua sete
nelle gole arse di chi non ha acqua,
avverto la sua mortificazione
nei passi svelti
di chi fugge.
Spalle scoperte, guardandosi le spalle.

Lo intuisco nella speranza
di una possibilità, diversa, forse migliore
forse lieve.

Lo osservo
morire, davvero o quasi.
Io lo osservo.
E qualcosa si spegne.

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This entry was published on April 19, 2015 at 3:11 pm and is filed under Uncategorized. Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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